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Palazzo Devoti: il boulevard parigino davanti al Castello di Pavia

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Palazzo Devoti: il boulevard parigino davanti al Castello di Pavia

Palazzo Devoti, 1911-1912: pianta a V, scala ellittica, mansarda alla parigina davanti al Castello. La storia di un ingegnere che costruì per sé.

Chi arriva al Castello Visconteo da viale Matteotti se lo trova davanti all'improvviso: un grande palazzo d'angolo, alto e chiaro, con le colonne sovrapposte, i balconi lavorati e una balaustra che corre lungo il tetto. È Palazzo Devoti, all'incrocio fra viale XI Febbraio e viale Matteotti, e la data 1912 è scritta in cima alla facciata. Nella storia del Liberty pavese ha un ruolo speciale: è l'edificio che chiude la stagione.

Lo racconta Gianpaolo Angelini nel saggio «La più quieta provincia» (Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, 2017), da cui è partita la nostra serie sul Liberty a Pavia.

Un ingegnere che costruisce per sé

Alfredo Devoti, nato nel 1871, è uno degli ingegneri più attivi della Pavia di inizio secolo: progetta fabbriche, villini, case con negozi, e molti suoi progetti vengono respinti o cambiati dalla commissione edilizia. Nel 1911-1912, con la collaborazione dell'ingegner Marco Forni, si concede il progetto più ambizioso: un grande palazzo di negozi e appartamenti, di sua proprietà, sul lotto d'angolo di fronte al Castello. Era anche un investimento, e il modello dichiarato erano i grandi condomini dei boulevard di Parigi, una forma che a Pavia, in quelle dimensioni, si vedeva per la prima volta.

Palazzo Devoti a Pavia visto dall'incrocio, con l'ingresso sull'angolo e i piani sovrapposti fino alla mansarda

L'angolo di Palazzo Devoti: l'ingresso principale sta proprio qui, per dare al palazzo il peso di una porta della città.

La pianta a V e le tre scale

Il lotto è triangolare, e Devoti ne fa una virtù. Il palazzo prende una pianta a V, con l'ingresso principale sullo spigolo e un atrio tagliato in diagonale che ospita lo scalone. Nel cortile, in testa all'ala orientale, c'era una seconda scala a pianta ellittica, sostenuta da pilastri binati; una terza scala, quadrata, stava sul vertice opposto. Per chi ci abita oggi è una geografia interna ancora riconoscibile: appartamenti diversi uno dall'altro, affacci su due viali, luce che arriva da più lati.

In facciata Liberty e Rinascimento convivono. Angelini lo definisce «vero manifesto di ibridazione libertyaria» (p. 372): cornici e fregi floreali accanto a temi neocinquecenteschi, colonne e lesene sovrapposte, balconi con parapetti in cemento a stampo, e in alto la balaustra continua del piano mansardato. Un primo progetto, conservato in archivio, era ancora più ornato, con profili curvilinei sull'angolo poi eliminati.

Facciata di Palazzo Devoti su viale XI Febbraio a Pavia, con i balconi e la balaustra del piano mansardato

La facciata su viale XI Febbraio: colonne sovrapposte, balconi lavorati e, in alto, la balaustra della mansarda alla parigina.

La lettera al sindaco

La commissione edilizia comunale ebbe da ridire anche questa volta, in particolare sulle finestre del piano terreno e sulle loro inferriate, il punto in cui il gusto moderno di Devoti emergeva più chiaramente. Il 9 novembre 1912 l'ingegnere scrisse al sindaco per difendere il suo progetto, rivendicando di aver rispettato un «triplice ordine di considerazioni: l'estetico, lo statico, il morale» (p. 397). Morì nel 1914, con il suo palazzo ormai finito.

Devoti immaginava che quell'angolo avrebbe dato il via a un nuovo pezzo di città, con altri palazzi come il suo. Quel seguito arrivò più tardi e in forme diverse, e così Palazzo Devoti è rimasto un pezzo unico: il boulevard parigino di Pavia è lungo un solo edificio.

Il Castello Visconteo di Pavia con il fossato e il parco, di fronte a Palazzo Devoti

Il Castello Visconteo: è la vista che Devoti scelse per il suo palazzo, e che gli appartamenti sul davanti hanno ancora oggi.

Abitare oggi in un palazzo del 1912

Vivere in un palazzo come questo significa soffitti alti, pianerottoli ampi, scale che sono architettura, e una posizione difficile da eguagliare: il Castello e il suo parco davanti, la stazione a pochi minuti, il centro storico a due passi. Sono case che chiedono anche qualche attenzione in più: la manutenzione delle facciate decorate e delle parti comuni si decide in assemblea, ed è utile chiedere all'amministratore i verbali recenti prima di fare un'offerta.

Proprio dentro Palazzo Devoti stiamo seguendo la vendita di un appartamento: 202 metri quadri al quarto piano, cinque locali con quattro camere, due bagni e cucina abitabile, ristrutturato. Se vuoi vedere com'è vivere dentro questa storia, trovi le foto, il racconto della casa e il tour nell'annuncio dell'appartamento in viale XI Febbraio 2.

E se abiti in un palazzo d'epoca e vuoi sapere quanto vale oggi la tua casa, scrivici a info@abito.pro: lo guardiamo insieme.

Fonte: Gianpaolo Angelini, «La più quieta provincia». Architettura e decorazione Liberty a Pavia, 1903-1914, in «Bollettino della Società Pavese di Storia Patria», CXVII (2017), pp. 351-398. Le brevi citazioni tra virgolette riportano la pagina del saggio.

Articolo a cura di Dario Viola

"Dopo anni di formazione e una laurea in Giurisprudenza mi sono appassionato alla comunicazione e al marketing immobiliare, affascinato dalle emozioni che le trattative suscitano e costantemente motivato a cercare nuove strategie innovative e digitali."

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Foto da Wikimedia Commons. Nel testo: Cinzia.Wang (CC0); Markkv (CC BY-SA 4.0); Congolandia.g (CC BY-SA 4.0). Copertina: Cinzia.Wang (CC0).

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